Olivetti, da innovativa azienda storica a simbolo della crisi dell’economia italiana

Come muore una delle industrie italiane più famose nel mondo? In silenzio, per consunzione, errore dopo errore, equivoco dopo equivoco. Si parla di Olivetti, marchio italiano fondato nel 1908 dall’ingegner Camillo e portato ai vertici mondiali dal lavoro di suo figlio Adriano, che ne divenne direttore nel 1932, e dai successori. Elencarne i prodotti avrebbe il sapore dell’amarcord, basti dire che ancora all’inizio degli anni Novanta Olivetti aveva sedi in oltre cento paesi, 50mila dipendenti, un fatturato da multinazionale. Di più: all’inizio dei Duemila, il personale era ancora attorno alle 5mila unità e il fatturato al miliardo di euro. Chi ha conosciuto quella Olivetti fa fatica a riconoscerla nei 570 dipendenti con 227 milioni di fatturato di oggi. Semplicemente quella storia – una delle più affascinanti avventure imprenditoriali italiane – è finita e Telecom, che controlla l’azienda dal 1999, da quando Matteo Colaninno la usò per scalare la ex monopolista telefonica a debito, non sembra capace di mettere a frutto un marchio straordinariamente famoso e continua a perderci soldi mentre la “O” rossa si spegne un pezzo dopo l’altro

 

BREVE STORIA

Il 29 ottobre 1908 Camillo Olivetti costituisce a Ivrea la Ing. C. Olivetti & C. S.p.A., “prima fabbrica italiana di macchine per scrivere”. I dipendenti sono 20 in un’officina di 500 mq. La prima macchina per scrivere è la M1, presentata nel 1911 alla Esposizione Universale di Torino.
Negli anni successivi escono nuovi modelli di macchine per scrivere e calcolatrici, anche in versione elettrica. Si sviluppano inoltre telescriventi, mobili e attrezzature per ufficio e si avviano attività nel campo delle macchine a controllo numerico. L’Azienda comincia l’espansione commerciale in Europa e nel mondo. Durante la crisi economica mondiale seguita al crollo di Wall Street del 1929, l’Olivetti è tra le poche aziende italiane nel ramo meccanico a non regredire, a non licenziare ed anzi ad espandersi.
Nel 1933 Adriano Olivetti subentra al padre nella direzione dell’Azienda. Negli Anni 50 l’Olivetti è leader nella tecnologia meccanica dei prodotti per ufficio: il prodotto simbolo è la calcolatrice Divisumma 24, di cui nel 1967 sarà prodotto il milionesimo esemplare.
Alla fine degli Anni ’50 l’Olivetti investe nell’emergente tecnologia elettronica, ed immette sul mercato nel 1959 il primo calcolatore elettronico Italiano, l’Elea 9003. A partire dagli Anni ’70 inizia il passaggio dall’elettronica all’informatica, e nel 1982 esce l’M20, primo computer Olivetti. Nei prodotti per ufficio l’offerta Olivetti si estende: accanto ai prodotti per la scrittura elettronica e il calcolo, si producono stampanti, facsimile, registratori di cassa, fotocopiatrici e accessori. In questo campo lo sviluppo della tecnologia a getto d’inchiostro apre la strada verso nuove opportunità di sviluppo.
Con gli Anni ’90 e la crisi dell’informatica italiana, l’Olivetti si indirizza verso le telecomunicazioni.Nel 1995 diventa operativa l’Omnitel, secondo gestore di telefonia mobile in Italia, e viene fondata Infostrada, con il fine di cogliere l’opportunità della cessazione del monopolio nella telefonia fissa prevista per il 1998. Nel febbraio del 1999 l’Olivetti aumenta la sua presenza nel campo delle telecomunicazioni con l’acquisizione della Telecom Italia, e cede le sue quote nelle società Omnitel e Infostrada. Nell’ambito dell’integrazione delle tecnologie Internet e delle telecomunicazioni, nel 2000, attraverso la controllata Olivetti-Lexikon e lo CSELT, centro ricerche di Telecom Italia, con la partecipazione di Amministrazioni Pubbliche ed Imprenditori locali, viene fondata la società per servizi Internet Localport S.p.A., con lo scopo di costruire un portale a base territoriale, attraverso il quale fornire ai cittadini sia servizi dai loro Comuni e dalle Aziende Sanitarie, sia permettere il commercio elettronico.